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Tra storia…

Un aspetto caratteristico del nostro paesaggio, dovuto alla natura scoscesa dei poggi, è la coltivazione su muricce, cioè su terrazzamenti, documentata nelle carte notarili fin dal 1343 e nel catasto fiorentino del 1427. All’epoca i terrazzamenti concentrati in prossimità degli insediamenti erano occupati in prevalenza da viti od orti e, a partire dal XIV secolo, da olivi, anche se in quantità limitata rispetto ad oggi. Le zone di produzione olivicola ora esistenti si sono andate delineando nel corso del 1400. Secondo alcuni studiosi l’olio di alcune zone era già considerato particolarmente pregiato ed era pagato sino a quattro fiorini per un ettolitro moderno, ma il prodotto era scarsamente commercializzato al di fuori della Toscana e solo nel tardo 1500 sono documentati traffici oltremare.

Nel XV secolo l’olio di oliva iniziava ad affermarsi nel suo utilizzo alimentare, anche se la quantità prodotta era limitata e l’olio era un bene per pochi, destinato alle mense dei ricchi. L’esistenza di documenti che testimoniano casi di contadini che coltivavano olivi in proprio fa tuttavia pensare ad un suo utilizzo anche nell’alimentazione dei ceti più bassi, che rimaneva però basata sull’impiego dei più economici condimenti di origine animale. Non se ne conosceva invece l’uso nella conservazione degli alimenti. L’olio di oliva era inoltre apprezzato perché impiegato nelle cerimonie liturgiche: fin dall’alto medioevo era utilizzato per tenere accesi lumi e lucerne durante le cerimonie religiose, richiedendone grosse quantità.

La presenza di oliveti sul territorio è confermata dallo Statuto della Lega di Cascia del 1404, che contiene norme a salvaguardia degli olivi, con l’obbiettivo di incentivare questo aspetto dell’economia locale. Lo Statuto contiene inoltre una rubrica sui pesi e sulle misure, indirizzata ai gestori di frantoi che, tra il XIV e il XV secolo, come testimoniato dalle fonti, risultavano essere due. Alla fine del 1500, nelle Piante di Popoli e Strade è indicato un terzo frantoio, a San Lorenzo a Cascia. Con il passare dei secoli l’importanza della produzione olivicola sul territorio è andata aumentando: nel 1700 si contavano dodici frantoi nella sola area che comprende gli abitati di Cancelli, Cascia e Reggello. Nel 1800 la produzione di olio aveva raggiunto livelli notevoli, tanto che Emanuele Repetti, nel suo Dizionario geografico fisico storico della Toscana, afferma che olivi e viti «costituiscono il maggior prodotto della Comunità di Reggello».

…e leggenda

Secondo la leggenda, grazie alla sua origine divina, l’olio di Reggello è un olio speciale, e speciale lo è davvero….

«Nell’Olimpo gli Dei spesso si dilettavano con gustosi banchetti. Le pietanza erano condite con l’olio, che si otteneva spremendo direttamente un pugno di olive. L’addetto alla spremitura si chiamava Panteo. Durante un banchetto, a Giunone si ruppe uno spallino e Panteo, alla vista inaspettata del seno della Dea, strinse un po’ troppo il pugno. Una delle olive schizzò via e cadde sulla terra. Un mercante Etrusco, che si trovava in Grecia per affari la raccolse, la portò in Etruria e la piantò a Reggello. Da quella pianta ebbe origine l’olio di Reggello, l’olio degli Dei» (leggenda tratta da V. Casini, Reggello Vallombrosa, I Camaleonti, le Guide della Civetta, Edizione Medicea, Firenze, 1998).

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