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Aspetti ecologici e faunistici delle Balze

Le Balze hanno nell’insieme un particolare colore giallo ocra differenziato da infinite sfumature, che si accende di toni più caldi quando le pareti vengono illuminate dai raggi solari al tramonto. Alcune di esse presentano anche strati di un’argilla di colore azzurro, chiamata turchino. Sopra le Balze, in direzione del massiccio del Pratomagno, si estende un bellissimo altopiano intensamente popolato e coltivato, percorso in tutta la sua lunghezza dalla strada dei Setteponti interrotta da agglomerati di case, suggestivi e piccoli centri storici, ricchi di punti di grande interesse artistico, da cui si gode un magnifico panorama sul frastagliato paesaggio delle Balze. L’insieme del paesaggio è molto suggestivo, le colline d’argilla si innalzano tra aree coltivate, boschetti rinaturalizzati a farnie o roverelle. Sono molto frequenti gli arbusteti, nelle zone più impervie, ma prevalgono le aree lasciate incolte o destinate al pascolo e l’abbandono da parte dell’uomo ha favorito la diffusione di robinia e ailanto, notoriamente piante infestanti e competitive con le specie autoctone.

La complessità del mosaico ambientale presente nel territorio delle balze oltre a costituire uno spettacolare scenario paesaggistico, offre una grande eterogeneità di habitat e numerose risorse di carattere ambientale per una elevato numero di specie animali, in particolare uccelli, mammiferi ed insetti. La presenza delle pareti verticali di terra, talune davvero molto spettacolari, offrono un ottimo rifugio a numerose specie di uccelli.

Le Balze rappresentano un piano di rottura geografica tra il piano collinare superiore costituito dagli ambienti dove sono prevalenti la coltivazione dell’olivo e della vite, ed il piano inferiore, costituito da territori pianeggianti, bassopiani vicino alle rive dell’Arno, dove troviamo campi più estesi, coltivati in modo intensivo. Vi sono inoltre territori utilizzati come pascolo oppure abbandonati in attesa di altre destinazioni d’uso.
Dal punto di vista ecologico ci troviamo di fronte ad un territorio in cui la diversità di habitat e micro-habitat è ancora buona, infatti per secoli la presenza dell’uomo raggiungeva equilibri di alto valore con l’ambiente, di cui faceva parte e riusciva a trasformarlo e a modellarlo con opere che nel tempo mostrano il lento adattamento a cui è andato incontro arrivando infine alla definizione di un paesaggio tra i più belli della Toscana.
Troviamo numerosi borri che attraversano il territorio e che ricevono acque dai pendii e dalle forre sovrastanti; numerose risorgive e laghetti artificiali di raccolta delle acque piovane utilizzati come serbatoi per l’irrigazione dei campi. I bacini artificiali così formati, con il passare degli anni, si sono rinaturalizzati, costituendo dei piccoli stagni o laghetti, importanti serbatoi di riproduzione di anfibi, insetti, crostacei, molluschi e piante acquatiche. Questi, insieme ai torrenti, che in alcuni punti formano delle piccole anse, costituiscono dei preziosi ambienti umidi dove possono trovare cibo anche grossi uccelli acquatici: negli ultimi anni capita sempre più spesso di incontrare, in cerca di cibo, aironi cenerini o garzette. È anche accaduto, in un caso, di scoprire addirittura la presenza della rara cicogna nera.
Oltre ai campi coltivati, ai campi abbandonati, alle piccole zone umide, agli arbusteti e ai boschetti, troviamo numerosi muretti a secco più o meno conservati, anche questi ambienti sono preziosi e vi trovano ospitalità numerose specie per trascorrere i freddi mesi invernali, soprattutto in quelli esposti a sud. La disposizione dei terreni, la loro natura geologica, la loro esposizione ed inclinazione, determina una diversità notevole di flora che caratterizza le pareti scoscese e le sommità delle Balze.
Le cavità poste sulle pareti a strapiombo rappresentano un ottimo sito di protezione e di nidificazione. Gli arbusteti ai piedi dei calanchi, composti da ginestre, rose canine, scope, ecc, formano ambienti ecotonali favorevoli al rifugio di uccelli e mammiferi che altrove, dove gli estesi campi coltivati hanno cancellato siepi e filari, non trovano più siti favorevoli al rifugio ed al riposo.
L’urbanizzazione e l’industrializzazione senza regole del fondovalle hanno contagiato anche le zone collinari più fragili appiattendo il paesaggio agrario e impoverendolo di alcuni tratti fondamentali.
E’ questa la ricchezza, ma nello stesso tempo la fragilità della nostra zona che subisce proprio in questi ultimi anni una forte minaccia di perdita di identità per le pressanti richieste di utilizzo di grandi estensioni di terra per molteplici usi, del tutto estranei alle finalità originarie.

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